Il prof. Franco La Rosa, psicoterapeuta junghiano, ha argomentato sui due ambiti complementari in cui vive l’uomo, suscitando grande interesse nel numeroso pubblico presente
- Sacro e profano: una frattura che non si chiude
Le ricerche contemporanee sul sacro mostrano che l’uomo vive sempre in due ambiti complementari: il quotidiano e l’“altro”, ciò che suscita timore, rispetto, dipendenza. Il sacro non è spiegabile razionalmente: è una categoria della sensibilità, un modo di percepire la realtà che trasforma oggetti, luoghi e tempi in qualcosa di qualitativamente diverso .
Il profano, invece, è lo spazio del mondo umano, delle attività ordinarie, dei commerci quotidiani, ciò che è “innanzi al tempio” e che costituisce la realtà data, manipolabile, sicura .
L’uomo moderno, però, non vive più questa distinzione come un confine netto: la secolarizzazione ha svuotato il cielo, lasciandolo esposto a un sacro senza protezione, un fato impersonale che ricorda la tragedia antica ma senza gli dèi che la sorreggevano. Da questo vuoto nasce sia la libertà creativa sia il nichilismo contemporaneo .
🔥 2. Spirito e materia: un dualismo che si ricompone
Le fonti mostrano che il sacro non è l’opposto del profano, ma una qualità che può irrompere nel mondo materiale trasformandolo senza mutarne l’aspetto esteriore. L’uomo del 2000 vive questa ambivalenza: cerca spiritualità in un mondo dominato dalla tecnica, tenta di dare senso a una materia che non basta più a se stessa.
Il sacro, come ricordano gli studi, è una forza che può espandersi, quasi elettrica, e che richiede riti, tabù, purificazioni per essere gestita .
Oggi questi riti sono spesso sostituiti da pratiche individuali, frammentarie, ibride.
💶 3. Economia e affetti: la nuova arena del conflitto
Il profano moderno è soprattutto economico: produzione, consumo, efficienza.
Ma l’uomo non è riducibile a questo. Le domande fondamentali — sul senso, sulla morte, sulla relazione con l’altro — restano vive e continuano a generare forme di sacralità, anche in contesti apparentemente laici, come mostrano gli studi sulla religiosità contemporanea e sulle nuove pratiche simboliche .
🌍 4. Allora, chi è l’uomo del 2000?
Se dovessimo azzardare una definizione, potremmo dire:
L’uomo del 2000 è un essere liminare.
Vive sulla soglia tra mondi che non riesce più a separare, né a unire definitivamente.
È un costruttore di senso in un universo che non gliene offre più uno preconfezionato.
È un erede della tragedia antica, ma senza dèi; un creatore di mondi, ma senza garanzie; un animale economico che continua a cercare il sacro nei gesti più quotidiani.
E forse proprio questa tensione — irrisolta, fertile, inquieta — è la sua vera identità.


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